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Il Maestro Emilio Isgrò rende omaggio alla canzone napoletana  

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Il Premio Cultura del Mediterraneo protagonista al Museo Real Bosco di Capodimonte che per l’occasione accoglierà la mostra “Canto Napoli”

Arte e musica intrecciate in una mostra dedicata alla città di Napoli. A realizzarlo è stato il Maestro Emilio Isgrò che ha scelto di rendere omaggio alla canzone napoletana al Museo e Real Bosco di Capodimonte. Canto Napoli è il titolo di questa esposizione curata da Eike Schmidt. Un progetto speciale, presentato dal 10 aprile al 29 settembre nelle sale 81-83-84 del secondo piano, capace di unire lo stile unico del  Premio Cultura del Mediterraneo 2026 e lo spirito contenuto nella musica partenopea. 

Isgrò è considerato uno degli artisti di rilievo dell’arte contemporanea internazionale. Scrittore, pittore e poeta italiano, è noto per il linguaggio artistico della “cancellatura”. Una tecnica artistica che offre una riflessione sul linguaggio, sulla memoria e sui processi della conoscenza. Questa pratica, diventata ormai la sua firma inconfondibile, da essere stata applicata per alcuni dei testi pù celebri come Promessi Sposi e l’Odissea oggi viene utilizzata per la prima volta per la musica napoletana.

Il focus di questo lavoro si sofferma sui testi più conosciuti del repertorio partenopeo. Un’operazione di assoluto spessore per conferire ulteriore significato alle parole contenute nel brano. Come affermano gli organizzatori, le articolate e preziose figure retoriche che animano la canzone napoletana sono di fatto il sostegno e la base di un nuovo segno, che l’artista utilizza con una forza poetica originale. A rendere il tutto ancora più suggestivo è il fatto che sulla superficie si posino insetti, quasi richiamati dalla dolcezza di melodia, armonia, ritmo e versi racchiusi nelle partiture.

«Le api e le formiche musicali di Isgrò sono emanazioni della mente dell’artista – nota Eike Schmidt nel suo saggio curatoriale – segni non pittografici, privi di denotazioni semantiche precise; metasegni senza funzione grammaticale; ipersegni di connotazioni molteplici e reciprocamente contradditorie, come del resto le cancellature stesse. La loro coreografia  collettiva – prosegue –  rende evidente la dimensione sociale della canzone e, in qualche caso, sembra persino interpretarne il carattere: si pensi ai grandi grumi brulicanti sullo spartito della Tammurriata nera».

La mostra si articola intorno alle venticinque canzoni che variano da ‘O sole mio a Napul’è di Pino Daniele (1977) passando Te voglio bene assaje, Malafemmena e ‘O surdato ‘nnammurato.

Isgrò con questo lavoro non ha voluto nascondere il suo amore per la canzone napoletana. Anzi. Ha deciso di mostrarlo al mondo restituendo centralità alla dimensione storica. «La cultura europea, e dunque napoletana, si fonda, infatti, sulle grandi tradizioni e l’arte. Credo, serva proprio a rendere quelle tradizioni non soltanto accettabili ma necessarie e vitali anche per il futuro», conclude l’artista.

Riccardo Lo Re

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