La filosofa italiana si è aggiudicata il Premio Costa Smeralda grazie al suo libro “Il canto delle sirene” (Castelvecchi)
Il Premio Costa Smeralda non si limita alla narrativa, ma valorizza anche opere in grado di offrire prospettive diverse sull’attualità e sulla realtà che ci circonda. Da questo punto di vista, la sezione dedicata alla saggistica svolge un ruolo senza dubbito rilevante per alcune di queste opere, capaci di offrire spunti di riflessione su temi di stretta attualità che sono interessanti e rilevanti.
Nella terna dei finalisti alla fine a spuntarla è stata Adriana Cavarero, filosofa italiana e docente emerita all’Università di Verona. È stata lei a guadagnarsi il Premio per la saggistica per il suo “Il canto delle sirene” (Castelvecchi). Un saggio che cerca di rileggere il mito trasformando le seduttrici descritte dagli autori del passato in simboli di libertà. Adriana Cavarero è considerata tra le voci più autorevoli del pensiero femminista contemporaneo. Ed è a partire da questo sguardo inedito che donne che riconquistano la loro voce: cantano per se stesse, libere dallo sguardo maschile.
La giuria si è chiesta per chi cantano le sirene?. La leggenda narra che cantano per Ulisse che resiste alla tentazione della loro voce. Kafka offre invece un’altra interpretazione, ovvero che le sirene «tacciono e Ulisse illude se stesso (e noi) millantando un tanto supremo quanto inutile sforzo di resistenza». Questo pensiero viene abbracciato da Adriana Cavarero che, tra le «pagine colme di sapienza e acume, di ironia ed erudizione», offre ai lettori «un viaggio nel tempo e nello spazio alla ricerca di quelle melodie tanto fantastiche quanto reali che le donne cantano da sempre, tessendo le trame del mondo». Il saggio, concludono, rappresenta una visione originale quanto suggestiva e stimolante di questo mito: «in queste pagine sia l’eroe Ulisse sia le misteriose tentatrici ci appaiono in una prospettiva tutta nuova. Ci dicono che in fondo questa storia appartiene anche a noi, donne e uomini del presente».
