Il commento del Premio Internazionale Costa Smeralda in occasione della trasmissione di Corrado Augias “La torre di Babele”
Nel corso della trasmissione di Corrado Augias “La torre di Babele” si è affrontato uno dei temi più delicati e complessi della nostra epoca: l’immigrazione. La riflessione è partita dalle parole pronunciate da papa Francesco durante la visita a Lampedusa. «Dov’è tuo fratello?, la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi». Corrado Augias si è chiesto se è possibile affrontare un tema «di così grande magnitudine solo in termini di carità». E lo ha fatto insieme a Premio Internazionale Costa Smeralda Javier Cercas, autore di un libro – Il folle di Dio alla fine del mondo” – che racconta in un modo senza dubbio inedito il viaggio apostolico di papa Francesco in Mongolia.
«Questo è un tema politico. Il pontefice ha un potere, come tutti sappiamo, prima di tutto spirituale e poi morale». Per lo scrittore non si tratta però di un problema. «L’immigrazione è un fatto di tutti i tempi. E noi abbiamo bisogno di questi immigranti, dobbiamo dirlo. E si deve dire che abbiamo il dovere di ricevere questa gente. Questo è un dovere morale, ha detto il Papa Francesco. Perché tutte queste persone che ogni giorno perdono la vita nel Mediterraneo vogliono arrivare alla prosperità. Tutto ciò è moralmente inaccettabile». Per questo, fin dall’inizio del suo pontificato, come sostiene lo scrittore il Papa ha lanciato un forte appello, invitando l’Europa a ritrovare umanità e moralità: senza questi valori, l’Europa è destinata a perdere la propria identità. «L’Europa senza questo è morta».
L’immigrazione non deve dunque essere un problema italiano o spagnolo, ma deve essere affrontato a livello europeo. Cercas rifiuta questo termine e parla di un’opportunità. Abbiamo bisogno di questa gente. Abbiamo un imperativo etico e morale: ricevere questa gente che sta morendo in mare. È questo che dice il papa, un radicale del Vangelo. Posso capire che la gente si spaventi per quello che ha sostenuto il pontefice. Ma essere un radicale del Vangelo significa stare con la gente povera, umile».
Riccardo Lo Re
