L’autrice e giudice del Premio Costa Smeralda ha scelto un passaggio di Via Paolo Fabbri 43 per celebrare il cantastorie di Pavana
«Con Francesco Guccini scompare un poeta, un musicista, un intellettuale che ha composto canzoni che hanno segnato questi anni, che parlano di impegno, di giustizia, di uguaglianza. Ai familiari va il più sentito sentimento di cordoglio». Quando a parlare è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, significa che la persona che ci ha lasciato ha segnato nel profondo la società italiana. Francesco Guccini non amava essere definito un cantautore. Cantastorie era la parola che più descrive il suo modo di fare musica: con la chitarra in mano, e la voce intensa e inconfondibile pronto a raccontare il presente.
Bologna, così come Pavana dove fino ad oggi ha vissuto, ha perso un faro che con la sua luce puntava verso quell’immensa pianura «fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare», citando Il vecchio e il bambino. Una figura che ha mostrato il Novecento in tutte le sue contraddizioni senza rinunciare alla speranza. Dei tanti brani che ha scritto vanno citate Dio è morto, brano censurato in passato dalla Rai per la sua critica alla società moderna, dalla crisi dei valori alle sue infinite contraddizioni (“Il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto. L’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto”). Alla fine, però, Guccini mostra come la sua generazione fosse pronta «a un mondo nuovo e a una speranza appena nata».
Con Auschwitz Guccini ha affrontato il tema della Shoah e della violenza di una guerra assurda. La locomotiva, scritta nel 1972 e che non manca mai come ultimo brano della scaletta, è la ballata più popolare di Guccini dedicata al macchinista anarchico Pietro Rigosi contro il potere e l’ingiustizia sociale. E poi L’avvelenata, dove rivendica la propria libertà artistica e rifiuta chi cerca in quela modo di etichettarlo nel mondo della musica.
In via Paolo Fabbri si è creata nel tempo una lunga processione per rendere omaggio a Francesco Guccini con Fiori e bigliettini d’affetto. In tanti, nella tarda serata, hanno voluto rendere omaggio al cantante intonando brani come «Canzone per un’amica», «Autogrill» e molti altri successi dell’artista.
«Se fossi più gatto, se fossi un po’ più vagabondo, vedrei in questo sole, vedrei dentro l’alba e nel mondo, ma c’è da sporcarsi il vestito e c’è da sgualcire il gilet che mamma mi trovi pulito qui all’ alba in via Fabbri 43», scrive Chiara Valerio citando proprio via Paolo Fabbri 43. «Sono cresciuta e sto invecchiando cantando le canzoni di Guccini. L’avvelenata mi è stata spesso cantata per ninna nanna, così Piccola storia ignobile, così Venezia, così Canzone quasi d’amore. Continuo a sgualcire il gilet», conclude la giudice del Premio Costa Smeralda.
Riccardo Lo Re
