In un lungo editoriale su Repubblica l’autrice e giudice del Premio Costa Smeralda ha scelto di raccontare alcuni aneddoti sul suo rapporto con la scrittrice sarda, scomparsa tre anni fa
A tre anni dalla morte di Michela Murgia, Chiara Valerio ricorda l’amica e collega partendo da un aneddoto risalente al periodo del Covid. Lo fa in un lungo editoriale pubblicato su La Repubblica, dove racconta le telefonate che riceveva in cui si la scrittrice sarda si lamentava dell’impossibilità di litigare da remoto. «Tu lo capisci che la sinistra, il progressismo, si fonda sul dissenso e non sul consenso: senza discutere, che sinistra è possibile?», scrive Valerio.
Il confronto verbale tra le due autrici si è svolto per diverso tempo su YouTube. Lunghe trasmissioni da “Buon Vicinato” (così si chiamava il format) nate su proposta della stessa Murgia. per circa un mese o due, le due autrici sceglievano ogni giorno un tema, lanciavano una moneta (reale o metaforica) e discutevano in diretta, concludendo le puntate trovando un accordo o continuando a dissentire. Il punto di questa discussione sta nel «non dimenticarsi che si litiga per restare, che amarsi ed essere d’accordo non sono sinonimi, che litigare discutendo con le parole è un esercizio di progressismo, di fiducia nella cultura», prosegue Chiara Valerio. E così è stato.
La giudice del Premio Costa Smeralda, mentre si era rimessa a leggere Il conte di Montecristo, mostrava insofferenza per la comunicazione dei dati (attribuendola all’analfabetismo scientifico italiano), mentre Murgia mostrava la sua intolleranza verso le regole di distanziamento sociale.
In uno dei passaggi più interessanti dell’articolo si affrontano invece i diversi diversi approcci rispetto al concetto di verità. Per Chiara Valerio sono tutte assolute ma transitorie e dipendenti da punti di vista, e che stando alla sua «personale teoria della relatività l’unica cosa certa, cioè che non cambia, invariante, è l’errore». Michela Murgia, pur essendo spesso certa di possederla, «era disposta a discuterla, e a rinnegarla».
Chiara Valerio percepisce ancora oggi la mancanza di Murgia: come amica, intellettuale e anche come cuoca (ricordando la sua “fregola ai sette brodi”). Eppure, nonostante sia stato oggetto di valutazioni estetiche ed etiche, risulta ancora oggi apprezzata dai lettori che continuano a immergersi nelle sue storie, oggi più che mai. Di lei resta certamente un concetto che resta scolpito nell’articolo di Chiara Valerio: «Discutendo le cose non si rompono, si rafforzano».
Riccardo Lo Re
