La biologa ha raccontato del primo trattato internazionale per proteggere la biodiversità marina nelle acque internazionali
Mariasole Bianco, biologa marina e vincitrice del Premio Cultura del Mediterraneo nel 2024, è stata tra le protagoniste di una delle recenti puntate di Kilimangiaro condotta da Camila Raznovich. Per l’occasione ha parlato di uno dei temi importanti legati ai nostri oceani. Un trattato – si chiama High Seas treaty – che punta a preservare biodiversità marina nelle acque internazionali. «Fino ad ora potevano essere sfruttate e in qualsiasi modo dalla pesca, dall’estrazione mineraria senza autorizzazioni e senza neanche una valutazione di impatto ambientale. Questo strumento giuridico internazionale – il Trattato sull’alto mare – ci dà per la prima volta uno strumento legale che ci permette di creare aree protette e quindi contribuire in maniera significativa al raggiungimento dell’obiettivo 30×30 (proteggere il 30 per cento dei mari entro il 2030). Allo stesso tempo impone rigorose valutazioni di impatto ambientale per attività minerarie, autorizzazioni per la pesca. Tutta una serie di clausole e anche regolamentazioni che prima mancavano perché era un vero e proprio Far West». Ma la cosa più interessante, continua Bianco, è che sarà prevista «una distribuzione equa dei benefici e dei risultati delle ricerche che avvengono in alto mare anche con i paesi più poveri».
Ci sono voluti 20 anni di negoziati per ottenere questo risultato. Un’intesa che è finalmente entrata in vigore il 17 gennaio. Con questo trattato si andrà a proteggere delle aree che sono fondamentali per garantire l’esistenza delle specie. «Pensiamo alle balene, che percorrono centinaia di migliaia di chilometri per poi fermasi vicino montagne sottomarine in cerca di nutrienti». Tutelare questi luoghi, danno «la possibilità anche a queste specie migratorie di continuare ad approvvigionarsi senza trovarsi di fronte a delle distese deserte».
Tutto ciò vale non solo per le specie di interesse commerciale come il tonno, «ma anche per i coralli di profondità», conclude Mariasole Bianco. «Delle specie che ci mettono migliaia di anni a crescere e che fino ad ora era fortemente minacciate dall’estrazione dei minerali dai dai fondali».
Riccardo Lo Re
