Il duro commento del giudice del Premio Costa Smeralda dopo la strage avvenuta nelle Alpi svizzere
Ci sono davvero poche parole per descrivere quanto è successo nelle Alpi svizzere. Poche parole per esprimere il dolore nel momento più struggente di questo inizio del 2026. L’addio ai ragazzi italiani morti nella strage di Crans-Montana (Chiara Costanzo, Achille Barosi, Riccardo Minghetti, Giovanni Tamburi, Sofia Prosperi ed Emanuele Galeppini) insegna a non dare nulla per scontato come dimostrano le chiese stracolme di ragazzi nel corso dei funerali a Milano, a Roma, a Lugano e a Genova. Non si può morire a quindici anni nella notte di Capodanno. È inaccettabile, perché ci riferiamo a un’età che dovrebbe essere segnata dall’entusiasmo e dalla voglia di vivere. Una fase in cui i sogni e le speranze sono ancora all’inizio del loro cammino.
Uno dei genitori, Andrea Costanzo, dopo le esequie della figlia Chiara si è rivolto alla premier Giorgia Meloni chiedendo la massima trasparenza rispetto a quanto è successo nella notte di Capodanno. Una giornata di festa che per molti si è interrotta nelle prime ore del 1 gennaio : «Vorrei parlare con lei ed essere rassicurato che non ci siano omissioni», chiedendo che l’Italia »si costituisca parte civile».
A parlare di questa tragedia è anche il giudice del Premio Costa Smeralda Marcello Fois. Lo scrittore, nella sua rubrica Spam, ha risposto a una domanda che chiedeva una riflessione su ciò che è avvenuto in Svizzera.
L’autore, in maniera categorica, dichiara «Che le misure di sicurezza hanno lasciato a desiderare, anche in una nazione che si ritiene efficiente e che ha sempre una parola peggiore per noi e le nostre organizzazioni». Per l’autore «non ha offerto uno spettacolo accettabile agli occhi del mondo. Neanche la Svizzera è più quella di una volta. Quello che è successo è grave, e sappiamo che se fosse successo in Italia, attorno sarebbe successo il finimondo. A volte bisogna guardarsi dentro».
Riccardo Lo Re
