Il museo rende omaggio al regista citando la straordinaria esposizione del 2024 “Melancolia della resistenza Béla Tarr / Adrian Paci” a cura di Saretto Cincinell
Il cinema ha perso una delle sue figure di culto. Béla Tarr, regista ungherese tra i più amati dai cinefili di tutto il mondo, è morto all’età di settant’anni dopo una lunga malattia. Sin dai suoi esordi i suoi film hanno attirato l’attenzione del pubblico e della critica per il suo stile ben definito e i suoi contenuti legati a una società in crisi di identità. È noto in particolare per la sua lunga collaborazione con lo scrittore ungherese László Krasznahorkai, vincitore del premio Nobel per la Letteratura del 2025. La sua operà più celebre, Satantango (della durata di 7 ore) basato prorpio su uno dei suoi romanzi.
Biografia
Béla Tarr, nato a Pécs nel 1955, si è fatto riconoscere per un’estetica personale e apprezzata dal pubblico di nicchia: l’uso del bianco e nero, ma soprattutto dei lunghissimi piani sequenza utilizzati per dare respiro ai suoi personaggi e per analizzare la realtà che lo circonda. I temi principali del cinema di Béla Tarr sono sempre stati di natura sociale e politica. Contenuti che si soffermano sulle fragilità dell’esistenza umana e di una società in dissoluzione. Tutto questo emerge soprattutto grazie a un tempo sempre più dilatato che, come avviene in Satantango, diventa parte integrante di questa narrazione raccontando l’attesa, la disillusione e una civiltà in crisi. Il cavallo di Torino, l’ultimo film diretto insieme alla moglie Agnes Hranitzky, si è aggiudicato l’Orso d’argento al Festival di Berlino nel 2011.
La mostra con Adrian Paci
Casa Masaccio, Centro per l’Arte Contemporanea, ha deciso di rendere omaggio al regista considerato un maestro indiscusso del cinema contemporaneo. «Tarr ha saputo trasformare la visione cinematografica in un’esperienza filosofica e scultorea, esplorando le pieghe del tempo con un rigore formale unico». Il museo ricorda la mostra “Melancolia della resistenza” dove Béla Tarr incontra Adrian Paci, Premio Cultura del Mediterraneo nel 2025. Come affermano gli organizzatori sono state messe a confronto le opere di due artisti che si sono spesso misurati su analoghe tematiche sociopolitiche, dai migranti, i disoccupati fino ai senzatetto. Il risultato è stato di cercare delle comunanze tra due visioni del mondo autonome ma non totalmente divergenti: due visioni del mondo autonome ma non totalmente divergenti dato che l’atto creativo rappresenta per entrambi «un atto di resistenza». L’esposizione, a cura di Saretto Cincinelli, è «un incontro tra cinema e arti visive che ha permesso di indagare la sacralità del quotidiano e la persistenza dell’umano, temi cari a entrambi gli artisti».
Riccardo Lo Re
