Stafano Salis ha avuto modo di esplorarla da cima a fondo nel corso del suo viaggio raccontato su Il sole 24 ore
Stefano Salis è rimasto particolarmente colpito dalla mostra dedicata al Beato Angelico. Una «mostra irripetibile per la qualità e quantità di prestiti, occasione unica per vedere in poche sale una caterva di capolavori di uno dei simboli dell’arte italiana». In un articolo pubblicato su Il Sole 24 ore, il direttore artistico del Premio Costa Smeralda ha avuto la possibilità di ammirare ogni singola opera in un percorso espositivo da non perdere. A due mesi dall’apertura la mostra sul Beato Angelico in corso a palazzo Strozzi a Firenze ha superato i 120.000 visitatori. Numeri che certificano il successo dell’iniziativa dedicata a uno dei maestri più grandi di tutti i tempi.
L’esposizione, realizzata in collaborazione tra Fondazione Palazzo Strozzi, Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Toscana e Museo di San Marco, mettendo in atto uno stretto dialogo tra istituzioni culturali e territorio, costituisce uno degli eventi culturali di punta del 2025, celebrando un padre del Rinascimento in un percorso tra le due sedi di Palazzo Strozzi e del Museo di San Marco.
La mostra affronta la produzione, lo sviluppo e l’influenza dell’arte di Beato Angelico e i suoi rapporti con pittori come Lorenzo Monaco, Masaccio, Filippo Lippi, ma anche scultori quali Lorenzo Ghiberti, Michelozzo e Luca della Robbia. Conosciuto per un linguaggio che, dall’eredità tardogotica, si serve di tutti gli strumenti della nascente arte rinascimentale, Beato Angelico ha realizzato delle opere straordinarie famose per la maestria nella prospettiva, nell’uso della luce e nel rapporto tra figure e spazio. Un’occasione unica per esplorare la straordinaria visione artistica e sul profondo senso religioso del frate pittore.
Stefano Salis è rimasto inoltre particolarmente colpito dalla commistione dell’arte antica e contemporanea Nel cortile del palazzo è presente una installazione site-specific creata da KAWS, artista americano contemporaneo noto in tutto il mondo per opere dallo stile inconfondibile che sfida le categorie e le gerarchie del mondo dell’art. Come scrive Salis, «il confronto è sorprendente e KAWS ha voluto, in «The messagge», proporre un’annunciazione rivisitata, con i suoi personaggi assorti al telefonino: ci ricordano qualcuno».
Riccardo Lo Re
