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I vincitori del Premio Costa Smeralda 2026

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Niccolò Ammaniti si aggiudica la sezione narrativa con “Il custode” (Einaudi). Ad Adriana Cavarero il premio per la Saggistica con “Il canto delle sirene” (Castelvecchi)

Si è tenuta sabato 18 aprile al Conference Center di Porto Cervo  la cerimonia pubblica di premiazione del Premio Costa Smeralda. Evento promosso dal Consorzio Costa Smeralda, presieduto da Renzo Persico, con il patrocinio del Comune di Arzachena. All’appuntamento hanno preso parte Mario Ferraro, vicepresidente del Consorzio Costa Smeralda, Roberto Ragnedda, sindaco di Arzachena, e Stefano Salis, direttore artistico del Premio. Nel corso della serata sono stati svelati i nomi dei libri vincitori delle sezioni Narrativa e Saggistica dalle opere selezionate da una giuria d’eccezione composta da Lina Bolzoni, Marcello Fois, Elena Loewenthal e Chiara Valerio.

 A condurre la cerimonia la giornalista Roberta Floris. I vincitori hanno ricevuto un’opera esclusiva dello sculture Giuseppe Sanna. L’organizzazione operativa, l’allestimento scenografico e la produzione dell’evento di premiazione è affidata a Filmmaster, che ha inoltre realizzato il logo, l’immagine grafica coordinata e il concept del premio materiale.

Niccolò Ammaniti conquista la sezione narrativa

Niccolò Ammaniti con “Il custode” (Einaudi) si è aggiudicato il Premio Narrativa del Premio Costa Smeralda 2026 con la seguente motivazione. « “Il custode” racconta la storia di Nilo, ragazzino che cresce in un paesino della Sicilia insieme alla madre e alla zia. Le due si occupano di marmi. Pianali per le cucine, o i bagni. Lastre di polvere di marmo. Cose così. Nilo è l’ultimo della famiglia Vesciaveo che, da secoli, ha un compito. Custodire la Medusa. Non una di quelle che infestano e rallegrano il mare nostro, come dicevano i romani, ma proprio Medusa, una delle Gorgoni. Quella che se incroci lo sguardo diventi pietra. Pietra, o marmo. Non diremo oltre. “Il custode” si aggiunge lucente e luminoso in quella linea di fantastico che, più o meno carsica, percorre tutta la letteratura italiana. Anna Maria Ortese, Tommaso Landolfi, Lisi, Bontempelli, Tarchetti e Fogazzaro, Pavese di Leucò, Calvino, Dante, Ariosto, Bufalino, Fruttero e Lucentini – gli unici, insieme ad Ammaniti – che fanno anche molto ridere. Ammaniti, come sempre nei suoi scritti, tiene insieme mito e contemporaneità – è il primo romanzo italiano dove Only Fans non serve ad analisi sociologiche, è un fatto, un attributo di natura, e di realtà, come i prodotti del supermercato – e trascina chi legge in un mondo più vasto e largo del visibile – il visibile, con gli schermi che teniamo perennemente in mano, è l’unica cosa che statisticamente esiste – raccontando, come fa la letteratura che ci sono cose e sentimenti che non possono essere né nominati né negati. Ma semplicemente esistono. Così, il Premio Costa Smeralda 2026 per la narrativa italiana va a Niccolò Ammaniti, uno scrittore fantastico, in tutte le accezioni che l’aggettivo italiano ci consente».

Ad Adriana Cavarero il Premio per la sezione saggistica

Adriana Cavarero è riuscita a convincere la giuria grazie al suo libro “Il canto delle sirene” (Castelvecchi). I giudici sono partiti da quello che per molti è stato un dilemma esistenziale e filosofico: «Per chi cantano le sirene? La domanda pare retorica, tanto è papale la risposta: le sirene cantano per Ulisse che, viaggiator curioso e uomo deciso ad andare dritto alla meta costi quel che costi resiste eroicamente alla tentazione della loro mortifera voce. 

Secondo Kafka, però, la faccenda non è andata proprio così: le sirene tacciono e Ulisse illude se stesso (e noi) millantando un tanto supremo quanto inutile sforzo di resistenza.

Come la pensa in proposito Adriana Cavarero, filosofa, donna coltissima e femminista della prima ora, fine lettrice e padrona di un impagabile senso dell’umorismo? La risposta sta qui, fra queste pagine colme di sapienza e acume, di ironia ed erudizione – un viaggio nel tempo e nello spazio alla ricerca di quelle melodie tanto fantastiche quanto reali che le donne cantano da sempre, tessendo le trame del mondo».

«Il saggio di Adriana Cavarero – afferma la giuria – offre una lettura del mito tanto originale quanto suggestiva e stimolante:  in queste pagine sia l’eroe Ulisse sia le misteriose tentatrici ci appaiono in una prospettiva tutta nuova. Ci dicono che in fondo questa storia appartiene anche a noi, donne e uomini del presente».

I Premi speciali 

Come ogni anno sono stati assegnati tre ulteriori riconoscimenti. Javier Cercas ha vinto il Premio Internazionale con la seguente motivazione della giuria: «Acclamato, e per giusta causa, scrittore spagnolo, si distingue per la sua capacità di tessere storie che esplorano profondamente l’identità e la memoria collettiva; apparentemente della Spagna. Ma, attraverso le sue opere, Cercas sfida i confini tra realtà e finzione, rivela le complessità dell’animo umano, scava nei dilemmi etici, propone punti di vista non comuni.

La verità della letteratura è, nel complesso dell’opera di Cercas, un fenomeno che non compete o rivaleggia con la verità fattuale: è qualcosa di più. Allo stesso tempo più forte ma anche in qualche modo indimostrabile. Certamente è un modo per capire l’animo umano e lo spirito della storia e delle storie.

Cercas ha vinto molti premi internazionali, è tradotto in tutto il mondo, è accademico di Spagna. Siamo onorati che abbia accettato anche il nostro Premio Internazionale, che gli tributiamo con convinzione che la sua postura di scrittore, capace di intervenire nel presente e di prendere posizione nei fatti della politica come quelli dell’intimo dell’uomo, si rivela una missione che rende il suo ruolo ancora più necessario nella società di oggi, dove le parole e le storie scritte sembrano sbiadire di fronte alle immagini effimere degli schermi degli smartphone».

Il Premio Cultura del Mediterrano è andato invece a Emilio Isgrò «e al suo Mediterrano madre di storie, gravido di civiltà. Portatore di futuro». Come si legge nella motivazione, il maestro indiscusso dell’arte contemporanea internazionale è riuscito a restituire un significato diverso al termine cancellare,considerato all’inizio «un atto apparentemente distruttivo». Per Emilio Isgrò «cancellare è creare. È ripartire dall’essenza delle cose, senza la macchia dei nomi, dei confini, delle storie e delle brutture che si sovrappongono. Ripartire dalla verità e non dalla costruzione e dalla costrizione delle parole: per questo il suo lavoro, soprattutto quello applicato alle carte geografiche, ci parla di un Mediterraneo (il luogo dal quale proviene e a cui è visceralmente legato) che costruisce ponti, parla di attraversamenti, cancella confini e apre dialoghi. Il Mediterraneo del Maestro Isgrò è un oceano di civiltà, di storie che si intrecciano, di lingue che si parlano, che non cancella nessuno e valorizza tutti. Valorizza l’uomo, nella sua profondità». 

Infine il Premio Speciale a Giuseppe Lai, «capitano coraggioso che porta nel mondo il nome della Sardegna e la forza tranquilla dell’isolanità».

Al comando della Amerigo Vespucci, la nave più bella del mondo, «ha portato in giro l’orgoglio italiano, in una navigazione intorno al mondo che ha toccato tutti i mari, tutti i continenti, tutti i cuori», afferma la giuria. Non solo. «Ha sventolato anche (in maniera ideale) dal punto più alto dell’albero maestro il vessillo dei quattromori e non possiamo che esserne orgogliosi. Dicono che i sardi non sono grandi navigatori, ma Lai ha dimostrato, con il suo esempio, non solo il contrario: dalla sua Sardegna ha portato la saggezza dello stare insieme, le capacità di leadership, le qualità di tempra, calma, lo spirito di squadra. “Non chi comincia ma quel che persevera” è il motto della Vespucci. Ecco, noi abbiamo cominciato qualche anno fa con il Premio e speriamo di perseverare. Nel nome della qualità, dell’eccellenza. Della Sardegna», concludono i giudici.

Riccardo Lo Re

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