Etimi, storie e usi del lessico mostrati dall’autore finalista al Premio Costa Smeralda 2025 nella categoria Saggistica
Ogni parola ha alle spalle un lungo percorso che l’ha portata ad avere il significato che tutti noi conosciamo. Certo, l’etimologia non sempre coincide con il contenuto attuale espresso da quel termine. Ma aiuta certamente a ricostruire l’evoluzione della lingua. Una storia fatta di piccole tappe che hanno influito sulla nostra cultura. Tutto questo è al centro dell’ultimo libro di Giuseppe Antonelli, autore finalista al Premio Costa Smeralda 2025 nella categoria Saggistica. Si chiama Parola per parola, Etimi, storie e usi del lessico (edito da Il Mulino). Un viaggio affascinante attraverso le radici più profonde del linguaggio raccolto in un volume curato in ogni dettaglio. Il testo è suddiviso in cinque grandi sezioni. Si passa dall’eredità delle lingue classiche agli intrecci con le altre grandi lingue, per poi arrivare alle parole nuove (o di tutti i giorni), ai gerghi, ai modi di dire e alle terminologie tecniche.
«L’etimologia – nonostante derivi dal grego étymos che vuole dire «vero», non ci dà il significato reale di una parola, bensì quello originario, che nel tempo si è modificato. Pensiamo per esempio alle parole ministro e maestro. Oggi nessuno direbbe che il maestro vale di più di un ministro. Ma se andiamo a guardare l’origine, magister deriva da magis (“più”). Al contrario minister deriva da minus (“meno”)», ha dichiarato Antonelli a Rai Cultura.
In alcuni casi l’etimologia ci può portare persino fuori strada. Motivo per cui è interessante, grazie a questo libro, compiere questo lungo percorso immersi nelle parole. Parole che «hanno storie diverse, ambiti diversi, provenienze diverse – prosegue l’autore-. Sono cinque passeggiate lungo la selva della lingua italiana. Si parte dalle parole colloquiali di tutti i giorni, e poi si arriva a quelle legate all’etimo greco o latino. Nel libro ci sono anche delle parole senza frontiere. Un fenomeno assolutamente naturale vista la presenza di termini derivati dal francesi. E poi non mancano delle espressioni particolari: usi gergali, modi di dire come “vedere i sorci verdi”. L’ultimo raggruppamento riguarda le parole arcaiche e difficili come quelle di Gadda, capace di inventare parole d’autore come cinobalanico».
Il libro vuole essere dunque un invito a «riscoprire la consapevolezza della profondità e della stratificazione che c’è dietro alla parola, e a filtrare le parole che ascoltiamo in continuazione avendo a disposizione degli strumenti per smontarne la storia e il significato».
