Climate Fiction – come usare la fantascienza per raccontare il presente

Il termine, coniato dal giornalista Dan Bloom, raggruppa un insieme di testi che affrontano i cambiamenti climatici in corso sul nostro pianeta.

Climate Fiction. Cli-Fi, usando l’abbreviazione inglese. Il nome in apparenza non dice moltissimo. La stessa composizione dei due termini può sembrare fuorviante al lettore, che ovviamente si chiede se il romanzo che andrà a sfogliare rappresenta un viaggio nella fantascienza o una denuncia sulla condizione della società odierna. Il vero significato di quei romanzi si trova in realtà nel mezzo, come spesso accade.

Nonostante un’ambientazione alternativa di questi testi, il Climate Fiction è molto più di un sottogenere letterario. I cambiamenti climatici non sono più riconducibili a una realtà distopica collocata in chissà quanti anni di distanza. Lo stesso pensiero è probabilmente balzato sulla testa del creatore dello Cli-Fi, il giornalista Dan Bloom, che, come riportato da Literary Hub, rimase colpito da un libro in particolare, L’ultima spiaggia. Scritto da Nevil Shute, racconta l’inizio della Terza Guerra Mondiale, un evento fortunatamente scampato ma che all’epoca rappresentava un’ipotesi possibile, vista le fazioni americane e sovietiche in continuo fermento. La Guerra Fredda poteva prima o poi scaldarsi, e Shute ha deciso di portare questa eventualità in un racconto, mostrando gli effetti di uno scontro nucleare che metteva a rischio l’umanità intera.

L’altra miccia si accese quando di trovò davanti a un articolo di James Lovelock che avanzò l’idea di una popolazione terrestre ridotta drasticamente verso la fine di questo secolo per via degli effetti sul clima. Tesi poi ritrattata dallo stesso Lovelock definendola troppo “allarmista” come sosterrà poi più avanti lo stesso Lovelock. Il vero effetto, forse non lo sa, è stato la nascita di questo nuovo genere letterario, coniato da Bloom per sensibilizzare di più i lettori verso un tema che è riuscito a ritagliarsi uno spazio nell’agenda mediatica globale. Per ottenere tutto questo, è necessario che gli scrittori si mettano davvero in gioco per raccontare questi cambiamenti.

Ma quali sono questi libri? Come s’individuano? In verità, essere parte integrante del Climate Fiction è sufficiente che il genere, che può essere fantascientifico o distopico, sia ben riconoscibile, senza dimenticare, ovviamente, la presenza del tema del cambiamento climatico. La data di pubblicazione del testo non è quindi una caratteristica vincolante, come si vede in alcune selezioni da parte di alcuni siti affermati come L’Espresso, il Libraio, e il New Yorker. Al suo interno si possono trovare romanzi di Jules Verne come Il mondo sottosopra e Parigi nel XX secolo, dove spicca un autore visionario ma critico verso il progresso tecnologico (con la presenza in città di grattacieli e reti di trasporto elettriche) e le sue conseguenze verso chi sogna invece di trasmettere la conoscenza del sapere classico, dall’arte alla musica.

Il Climate Fiction si riscontra tuttavia dai racconti del presente, come, ad esempio, quelli scritti da Margaret Atwood, a partire dalla trilogia MaddAddam, che comprende L’ultimo degli uomini (Oryx And Crake), L’anno del Diluvio (The Year of the Flood), e L’altro inizio (MaddAdam, 2013). In questa serie di romanzi (che ben presto si tramuterà in una serie televisiva) s’ipotizza un modo colpito da un’epidemia e dominato da diseguaglianze, e dove le sperimentazioni genetiche sono la normalità. Su quest’ultimo anche Michael Crichton basa alcuni dei suoi racconti, come Jurassic Park, in cui l’utilizzo malsano della scienza in nome del profitto porterà la Terra in una condizione di caos e, per giunta, in balìa dei dinosauri. La natura non fa sconti, come ben narrato in Stato di paura (State of Fear, 2004), in cui non emerge solo una crisi climatica irrefrenabile, ma compie un passo molto criticato, puntando il dito anche verso chi cerca solo di cavalcare l’onda del momento solo per un guadagno personale. In tutto questo, però, è ormai chiaro a tutti che, al di là del successo in sé di questi romanzi, ci sia davvero una buona fetta di autori che ha compreso che il ruolo pubblico può essere sfruttato per una ottima causa, che mai come ora deve tramutarsi in politiche concrete e immediate.   

Riccardo Lo Re

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