Il finalista del Premio Costa Smeralda ha firmato l’appello apparso su Scienza in rete per difendere il canale dedicato alla formazione
Il linguista, neuroscienziato e scrittore Andrea Moro ha firmato la lettera aperta intitolata “Un appello per Rai Scuola”, promossa dalla comunità scientifica e accademica su Scienza in rete. Da quando è stato annunciato il cambiamento all’interno del servizio pubblico, si è creato un acceso dibattito sull’importanza e centralità di quello spazio. E pensare che un tempo, con le prime trasmissioni in bianco e nero, nel Dopoguerra c’è chi ha imparato a leggere e a scrivere grazie alla televisione. Non è mai troppo tardi era il titolo del Corso di istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta, un programma televisivo italiano condotto da Alberto Manzi e realizzato dalla Rai, in collaborazione con il Ministero della pubblica istruzione. Una trasmissione andata in onda tra il 1960 e il 1968 e che ha permesso a tutti gli italiani di sentirsi meno soli ed emarginati.
In un epoca in cui il mondo cambia e viaggia dai piccoli schermi a quelli dello smartphone, viene allora da chiedersi che senso abbiano oggi certe trasmissioni o alcuni canali che, lentamente, sembrano perdere la propria capacità di attrarre e coinvolgere il pubblico. In verità, occorre cambiare la prospettiva numerica, dello share e delle percentuali di ascolto. La comunità scientifica si sofferma su quello è stato Rai Scuola e i suoi programmi: uno spazio di libertà. «Rai Scuola – si legge nella lettera – sfugge alle logiche pubblicitarie e ai dettami della televisione commerciale. È pubblica, è di tutti e per tutti, giustifica e dà senso al canone pagato da ogni cittadino. E dà senso anche al nostro lavoro».
Già, nel documento firmato anche dal finalista del Premio Costa Smeralda 2026 emerge un elemento fondamentale che permette una corretta divulgazione della ricerca scientifica: «professionisti capaci di mediare, di trasformare un risultato scientifico in un racconto comprensibile senza tradirlo». Come ha sempre fatto Rai Scuola. « Senza mediazione pubblica non c’è terza missione. Senza Rai Scuola alla ricerca italiana restano l’occasione episodica e la comunicazione dei singoli enti: che non è la stessa cosa, perché il racconto pubblico della scienza comprende anche l’incertezza, l’errore, il conflitto tra ipotesi, e per questo ha bisogno di essere indipendente».
Con Rai Scuola non chiude solo un canale, si legge nella lettera: «chiude una redazione di professionisti della televisione che negli anni si erano specializzati in scienza, una competenza rara, che non si improvvisa e non si ricostruisce in pochi mesi. È un cambio di missione al ribasso, che impoverisce l’intera televisione pubblica italiana».
Riccardo Lo Re
