L’editoriale di Elena Loewenthal dopo l’entrata in vigore della stretta dell’Agcom del 19 novembre
Quante volte abbiamo ricevuto delle chiamate sospette sul nostro telefono? Numeri sconosciuti, indesiderati, che addirittura arrivano dall’estero. Gran parte delle volte sono voci registrate che ci avvisano di aver ricevuto un curriculum. Una scusa per essere ricontattati e per estorcere dati personali e soldi. Le cifre sono incredibili: 15 miliardi di telefonate in un solo anno; e affari che si aggirano intorno ai tre miliardi di euro. Dal 19 novembre è entrata in vigore la cura dell’Agcom in modo da bloccare la diffusione delle chiamate che dall’estero usano finti numeri mobili italiani. È la seconda misura in pochi mesi, dopo che lo scorso 19 agosto lo stesso ente ha attivato un primo blocco anti-spoofing rivolto alle finte numerazioni fisse italiane.
Sta funzionando? Nì. Elena Loewenthal, in un lungo editoriale pubblicato su La Stampa, ha espresso il suo parere verso un fenomeno che non sembra proprio essersi arrestato. «Se c’è una cosa che non si può negare ai content creator (si dirà così? ) del telemarketing è la mancanza di fantasia. Ne hanno fin troppa. A noi utenti, destinatari di un assortimento di molestie telefoniche in continuo aggiornamento, finisce invece per mancare la pazienza».
Per l’autrice e giudice del Premio Costa Smeralda, «il registro delle opposizioni è uno dei capitoli più macchinosi e inutili dell’era digitale: ti iscrivi, ricevi una telefonata muta che vale per conferma di non si sa bene cosa». Da qui si pensa di avere finalmente quello scudo contro le telefonate moleste. E invece no. Come abbiamo avuto modo di vedere alcuni numeri riescono a scappare dalla rete e a raggiungere la destinazione prefissata: i nostri cellulari. «Non c’è santo che tenga. Il telemarketing va avanti per la sua strada malgrado blocchi, registri, decreti. È tanto tenace quanto ottuso e c’è davvero da domandarsi chi ci casca, in quelle trappole», tra offerte, prestiti, curriculum accettati per un posto di lavoro e denti nuovi. «Come l’eritema solare, ce le dobbiamo tenere, queste chiamate moleste», conclude la scrittrice.
Riccardo Lo Re
