La scrittrice e giudice del Premio Costa Smeralda: «Le cose sono cambiate. Il boom dei partiti arabi è il vero dato significativo di questo voto»
La scrittrice Elena Loewenthal è intervenuta sull’esito del voto in Israele. La fazione di Netanyahu ha ottenuto di 53 seggi, mentre lo schieramento di Eisenkot ha raggiunto quota 48. «Non c’è stato il capovolgimento, ma le cose sono cambiate» ha dichiarato all’Ansa ricordando come nessuno sia stato in grado di ottenere i 61 seggi necessari per formare il Governo. Per la traduttrice e giudice del Premio Costa Smeralda l’esito del voto l’impossibilità da parte di Netanyahu di formare la maggioranza che aveva prima. «Non ha perso e neppure vinto, poteva prendere un po’ meno, comunque è stato sconfitto in una certa misura».
Colpisce comunque il consenso ottenuto da leader del partito Likud, che resta il primo a seguito delle elezioni. «È l’unico partito storico rimasto e Israele non può spazzarlo via», ha detto Loewenthal che in passato è stata addetta culturale all’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv dal 2015 al 2017. Contrariamente a quello che si pensava in Europa che «si aspettavano che Netanyahu fosse azzerato dal voto, era del tutto improbabile e assurdo» che accadesse una rivoluzione, prosegue l’autrice che sostiene quanto «l’odio e la demonizzazione che è stata fatta di Netanyahu lo abbiano aiutato».
Il punto è che il voto ha creato un certo stallo in Israele, dove in questo momento regna l’ingovernabilità. Tornare alle elezioni è impossibile. Dunque sarà necessario formare una coalizione trovando un accordo con le varie forze politiche. «Le liste arabe sono l’ago della bilancia. Questi casini succedono solo dove c’è la democrazia e corrispondono alla complessità della società di Israele. La vedo come una grande prova. Ho fiducia nel Paese, non nei suoi governanti», ha detto Loewenthal.
L’autrice ritiene improbabile che Netanyahu possa trovare l’intesa con qualcuno delle altre coalizioni. L’unica possibilità è che il partito di Eisenkot possa scendere a patti con i partiti arabi. «Il boom dei partiti arabi è il vero dato significativo di questo voto. Gli arabi in Israele sono 2 milioni e mezzo, è una grande minoranza ed è giusto siano rappresentati. È un segno di grande democrazia».
Riccardo Lo Re
