Il commento di Elena Loewenthal dopo i fatti avvenuti nella città dell’Emilia Romagna
È stato uno dei casi di cronaca che ha maggiormente sconvolto l’opinione pubblica. Un episodio senza precedenti in Italia, ma non del tutto insolito in Europa, dove situazioni analoghe erano già state segnalate in passato. Eppure dopo questo fatto si è acceso un dibattito attorno alla tragedia avvenuta a Modena, dove un uomo, Salim El Koudri, ha preso la macchina e ha iniziato a investire i passanti nel centro della città.
È stata una corsa di rara follia avvenuta un sabato pomeriggio come tanti altri. L’uomo, nato in Italia e figlio di immigrati, si è scontrato poi contro la vetrina di un negozio. Ha tentato la fuga a piedi, ma è stato fermato da quattro persone, di cui due egiziani, nonostante avesse un coltello a portata di mano.
Il bilancio è di sette feriti, di cui alcuni in gravi condizioni. Ma di quel gesto di uno squilibrato, come ha affermato Elena Loewenthal nel suo editoriale su La Stampa, restano impresse le reazioni da parte di alcune forze politiche. «Siccome El Koudri è un italiano di seconda generazione con un nome venuto da fuori e (forse) una fede islamica cui viene facile attribuire non tanto la violenza in sé e per sé bensì l’odio per l’altro da dopo l’accaduto è tutto un fiorire di ipotesi, congetture, deduzioni, spiegazioni». Come capita spesso, purtroppo, fatti di cronaca di questo tipo vengono usati per fini politici: «un referendum migranti sì/no, un rimpallo di colpe e accuse. Di reazioni a catena, dietrismi, avvitamenti intorno a spiegazioni sociologiche», scrive la giudice del Premio Costa Smeralda.
Secondo l’autrice, di questo episodio restano però due aspetti sui quali è necessario soffermarsi e riflettere. Il primo è che «non c’entrano niente né il retroterra etnico o culturale e nemmeno il terrorismo». Il secondo, non meno importante, è la paura: quella previdenziale, «che servono a difenderci, immaginare il peggio e fare il possibile per evitarlo»; e quella «cieca e inguaribile. È la paura dell’imponderabile».
Riccardo Lo Re
