Il romanzo della scrittrice e giudice del Premio Costa Smeralda sarà adattato sul grande schermo da Marcella Libonati
Chi dice e chi tace presto lo vedremo anche sul grande schermo. Il romanzo di Chiara Valerio presto diventerà un film grazie alla produzione formata da Nightswim, Les Films Pelléas, Versus, e al contributo del Ministero della Cultura. L’opera sarà diretta da Marcella Libonati. In questi giorni sono invece in corso i casting dove si cercano alcun comparse di età compresa dai 6 ai 60 anni per piccolissimi ruoli adatti al film. Per il sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, rappresenta «un grande onore e una grande opportunità per il territorio e la nostra comunità: un’occasione per vivere un’esperienza diversa» immergendosi in un set cinematografico.
Per Chiara Valerio si tratta della prima opera letteraria a essere adattata per il grande schermo, nonostante il suo legame con il mondo del cinema sia già consolidato. La scrittrice ha infatti preso parte alla realizzazione di diverse produzioni in qualità di autrice del soggetto, collaborando, tra gli altri, a Mia madre di Nanni Moretti e La tenerezza di Gianni Amelio. Oggi, però, è tutta un’altra storia dato che il cuore del film sarà propio il suo romanzo Chi dice e chi tace (edito da Sellerio): uno dei libri finalisti del Premio Strega 2024.
La storia racconta le vicende di Vittoria, arrivata assieme a Mara negli anni ‘70 a Scauri. Molti la vedono come una donna distaccata e affabile, accogliente ed evasiva. Nel frattempo acquista una casa e apre una pensione per animali quando in paese i veterinari si preoccupano solo di mucche e conigli. Vittoria viene ritrovata senza nella vasca da bagno. Lea Russo, avvocato di professione, decide di approfondire la vicenda, indagando sulla mia morte e cercando di ricostruire la vera identità e il passato di Vittoria.
A proporlo per il Premio Strega è stato Matteo Motolese che, nella sua motivazione, è rimasto affascinato dalla scelta di Chiara Valerio di affidarsi alla forma dell’inchiesta, dell’indagine per raccontare la storia. Una decisione che l’ha portata a scrivere «un romanzo di rara intensità, ritmato con straordinaria sapienza narrativa, sull’ambiguità dei nostri desideri, su come ciò che sappiamo degli altri – quelli che ammiriamo, che amiamo – ma anche di noi stessi sia un orizzonte sfuggente, parziale, sempre in movimento».
Riccardo Lo Re
