Editoria – i dati sulla pirateria online

Secondo l’Ipsos il danno all’editoria si aggira sui 528 milioni di euro l’anno. Il presidente di AIE Ricardo Franco Levi: «Sono dati drammatici, che richiedono una forte azione di contrasto»

Ora sì, abbiamo le prove. All’inizio si intravedevano solo i sintomi, con le storiche librerie indipendenti che, dopo anni di lotte e di sostegno, bisogna dirlo, dei lettori della zona, sono stati costretti ad abbassare la saracinesca. Una sconfitta culturale per tutti (compresa l’editoria), e che necessita di diverse misure per fermare un’emorragia culturale che non si accenna a fermarsi. I fattori sono conosciuti. Ci sono quelli “esterni”, dove la carica del commercio elettronico sta di fatto riducendo la fetta del mercato dei piccoli negozi, ma non bisogna scordarsi di quelli “interni”, che riguardano direttamente i consumatori e i loro comportamenti quotidiani. Secondo lo studio condotto dall’istituto Ipsos, i dati che emergono parlano di una perdita di 528 milioni di euro annui. La pirateria informatica, che non cenna a diminuirsi, incide sul 23% del mercato editoriale, senza considerare il settore dedicato alla scuola e l’esportazione. Un danno che si traduce in 1,3 miliardi di perdite per il sistema paese, e in 216 milioni di euro per quanto riguarda le mancate riscossioni del fisco. Se tutto questo non bastasse, l’economia sommersa è anche un grave fattore di disoccupazione (3.600 persone in meno nella filiera produttiva, 8.800 posti complessivi tenendo in considerazione l’indotto).

Il pregiudizio che potrebbe emergere di fronte a questi primi dati è che questo fenomeno si potrebbe relegare a una questione generazionale. Sono i giovani i principali responsabili di questa debacle. E invece no. L’Ipsos, nel condurre la ricerca su un campione di 4.000 intervistati, ha rilevato che tra i professionisti (avvocati, notai, commercialisti, ingegneri, architetti…) la pirateria è una pratica piuttosto diffusa. Nellultimo anno il 61% ha effettuato almeno un atto di pirateria, con una media di 9,2 atti ciascuno. La percentuale aumenta nel settore universitario, con l’80% degli studenti che ha compiuto almeno una volta un’azione illegale, con una media di 10 testi (10,1). Il dato complessivo non è meno confortante. Il 36% sopra i 15 anni ha scaricato almeno una volta un prodotto editoriale. Un terzo della popolazione. Ciò che emerge è che l’impatto verso il settore è maggiore tra i lettori abituali, sia che si tratta di libri cartacei (45%), di ebook (68%), sia che si tratti di audiolibri e podcast (66%).

«Sono dati drammatici che vanno al di là di qualsiasi previsione – afferma il presidente di AIE Ricardo Franco Levi – Dati che richiedono e impongono una forte azione di contrasto attraverso la repressione dei fenomeni illegali e leducazione degli utenti, non sempre pienamente consapevoli degli effetti dei loro comportamenti».

È proprio su questo punto che è più che mai necessaria una riflessione.  L’atto di per sé è da condannare e da combattere con ogni mezzo, ma bisogna partire dalle basi, restituendo al libro (e ai giornali) il giusto peso culturale. L’educazione passa nelle scuole, nelle biblioteche comunali, e nelle iniziative messe in atto da festival letterari nazionali. Altrimenti è difficile che l’84% del campione, consapevole delle sue azioni, cambi effettivamente idea. Tutti questi tendono infatti a minimizzare, anche se il 15% ritiene che la pirateria sia qualcosa di molto grave e da perseguire nelle sedi opportune. Il 23% della popolazione, inoltre, non sapeva che lo Stato può intervenire sull’illecito, mentre il 66% si sente comunque al sicuro da eventuali ripercussioni. La punizione è pressoché impossibile secondo loro, anche se con il loro atto, si colpiscono autori ed editori. Un paradosso che, prima di essere risolto, va prima compreso.

Riccardo Lo Re

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